Ricetta dedicata a Alberto Sordi (15 giugno 1920) – GEMELLI

Attore, regista, sceneggiatore e doppiatore italiano

Quella scena in cui tu mangi quel piatto di spaghetti, in cui dici “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno…!” mi gira nella testa continuamente. Un tormento che mi accompagna ogni volta che vedo un tuo film, perché racchiude in pochi secondi la romanità e quello che sapevi far rendere così naturale, geniale e di un estro senza pari. Si capisce che quella scena l’hai recitata a soggetto, buona la prima per ciò che non poteva essere ripetuto a copione. Tutti conoscono l’importanza del cibo che hai sempre evidenziato. Tutti hanno sempre apprezzato questo aspetto, che ti ha proiettato come emblema cinematografico dell’italianità prima di tutto. Alberto, con quella scena ho sempre avuto in testa uno spaghetto. Ho sognato di essere lì a prepararlo, di preparare lo spaghetto che t’avrebbe fatto godere girando la scena, quello che facevi abitualmente. Lo spaghetto per te l’ho sempre avuto in testa, fin dai primi film. Una buona forchetta ha sempre desiderio di assaggiare nuovi piatti. Un gemelli come te però, sa che non bisogna mai perdere di vista la semplicità. Quindi vado a fare la spesa, prendo solo buone marche, non quelle famose che non sono sinonimo di bontà, e tu che arrivi dalla televisione lo sai. Lo spaghetto “wanagana” di Un americano a Roma è uno spaghetto televisivo, deve fare gioco alle riprese, deve essere funzionale. Pur mantenendo la funzionalità del caso, lo spaghetto Wanagana, ha accorgimenti che solo chi lo mangia può notare, a dire meglio gustare.

  • Spaghetti grandi e trafilati al bronzo,
  • Pomodori del tipo San Marzano,
  • Aglio e cipolla bianca,
  • Un pezzo di guanciale (o pancetta)
  • Basilico
  • Olio Extra Vergine d’Oliva
  • Aceto bianco
  • Ricotta romana stagionata
  • Sale grosso iodato

So che catturerò i Gemelli che stanno in te, perché è con la semplicità che ti farò assaggiare ciò che banale non è!

Tutto avviene nella fase preparatoria. Il segreto sta quasi sempre nella fase preparatoria, nella chimica che gli ingredienti producono e nell’alchimia che instaurano tra loro. Non vedrai nulla della preparazione, ma immagino già l’esclamazione, da film, “Aho’, che fai, che c’è qua dentro, m’hai stregato, è solo ‘nu spaghetto! Bono questo… Io me te magno…!”

È l’acqua che bolle a racchiudere il segreto, leggermente salata ma non troppo per mantenere inalterato il gusto della pasta. Il sale cambia i sapori! Nel bollore getto i pomodori lavati, cinque minuti fino a che si spacchi la buccia, poi vanno scolati e sbucciati. Una volta raffreddati naturalmente vanno tagliati nel senso della lunghezza, in listarelle il più sottili possibili. Dopo di che, prendo le bucce e le rimetto nell’acqua che bolle, aggiungo un ciuffo di basilico e lascio bollire per un quarto d’ora. Nel frattempo, in padella, faccio rosolare uno spicchio d’aglio e mezza cipolla bianca con l’olio extra vergine d’oliva, aggiungo un pezzo di guanciale (ingrediente che i vegetariani potranno tranquillamente evitare). Lascio rosolare a fuoco basso facendo attenzione che nulla di tutto ciò possa bruciare o rosolare troppo. Passati alcuni minuti tolgo l’aglio, la cipolla e il guanciale che posso riutilizzare poi per qualche altra preparazione, unisco all’olio extra vergine d’oliva così aromatizzato il pomodoro tagliato a listarelle, aggiungo una presa di sale grosso per salare e concludo con un cucchiano di aceto bianco. L’aceto è un fissativo e usato in dosi appropriate, ha funzione esaltante. Nel frattempo faccio cuocere gli spaghetti nell’acqua bollente, privata delle bucce e del basilico, che hanno contribuito a profumarla e renderla perfetta per conferire tale aroma alla pasta.

Scolo gli spaghetti al dente, quello stadio di cottura della pasta che garantisce un’ottima digeribilità della stessa e che si riconosce da quel leggero nervo di crudità che la pasta mantiene prima di divenire totalmente molle. Quindi scolo gli spaghetti al dente, mantenendo pochissima acqua di cottura per garantire la giusta umidità della preparazione. Condisco gli spaghetti al condimento di pomodori, una grattata leggera di ricotta romana e servo ad Albertone uno spaghetto profumatissimo in pieno stile “Wanagana”. Buona la prima!