Ricetta dedicata a Carmelo Bene (3 settembre 1937)

Attore, drammaturgo e regista italiano

Carmelo, quando si cita il tuo nome le persone si dividono in chi è pro e chi è contro di te! Io invece ti amo e ti odio contemporaneamente. Penso esattamente come te, che “l’opera d’arte deve rappresentare l’arte ecceduta”, vale a dire oltre se stessa e non un semplice decorativismo o confezione infiocchettata. Ho sempre avuto un punto di contatto con te, anzi più di uno. Quell’energia che scorre nell’innamoramento, quell’adrenalina propria del teatro, dei palchi live, di essere nell’immediato. Sì, l’immediato. Quando penso a quello che faccio, penso sovente a te, al tuo modo d’essere, ed è incredibile come ogni cosa rientri in coincidenze che lasciano pensare a tutto tranne che al caso. L’immediato! La cucina deve essere nell’immediato, deve rapire ed emozionare, far sognare e innamorare. Tutto il resto appartiene alla critica, a qualcosa che avviene dopo, o che avverrà. La critica, quella critica che hai sempre tenuto a debita distanza. Dicevi «Io non ho davvero… rapporti con la critica. Sono loro che sono pagati per averne con me. Quindi per loro è un mestiere…» Questo dicevi e poi aggiungevi «Io non sono pagato per avere rapporti con loro. […] Per capire un poeta, un artista […] ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista […]» ma quanto è vero tutto ciò, e continuavi «La critica vive dalle 22 alle 24, cioè due ore la sera. Non puoi due ore la sera capire quello che invece io continuo a vivere ora per ora […]».

Quando cucino è la somma di quanto cucinato, vissuto e pensato. Cucino più quando non cucino che quando cucino. Cucino sempre, praticamente… ora per ora!

Non ci sono lampanti testimonianze del tuo rapporto con il cibo ma poco importa, perché la tua integrità mi porta a immaginare come poteva essere il tuo rapporto col cibo, esattamente come è stato in altri ambiti. Carmelo Bene è come è, in teatro, nel cinema, nella vita. Allora cucino senza cucinare. Uso ingredienti pieni, come parole colme di vibrazioni. Applico la complessità di pensiero per provocare una reazione, dei maltagliati come destrutturazione di un piatto di agnolotti, dove il ripieno diviene condimento. Decanto gli ingredienti come un poema raffinato e penetrante.

Uova come amalgama al centro

Una corona di farina a incoronare

Sale di giudizio ce n’è vuole

olio extra vergine per ben lisciare

Serve forza di mani e calore per impastare

Attrezzi di scena per stendere e tagliare

Quadrati frastagliati di pasta all’uovo

All’uopo bastano sbollentati e preparati

La padella intona note di fave fresche

Sfriggono in melodie di porri e patate

Danzano al calore del tegame e nell’olio

fondono al colore del legame, tutt’uno!

Strati alternati di fogli quadrati

Tra pasta e ripieno, ricotta e soffritto,

Racchiude l’aspetto lasagnolotto

Forma e sostanza, forza e costanza.

 

Lista della spesa:

  • 500 gr di farina tipo 0
  • 5 uova medie per la pasta e 1 per la ricotta
  • 500 gr di fave fresche da sgranare
  • 1 piccolo porrò lavato e tagliato a rondelle fini
  • 4 patate novelle da tagliare a cubetti, mantenendo la buccia lavata bene
  • 250 gr di ricotta da amalgamare insieme all’uovo per la farcitura

Guarnire e decorare con una manciata di porro tagliuzzato finemente!